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Evoluzione Recente del Mercato del Lavoro nei Grandi Comuni Italiani (2018-2024)
Nel periodo 2018-2024, i dati ISTAT mostrano che il mercato del lavoro nei grandi comuni italiani ha assorbito lo shock della pandemia, recuperando quasi ovunque i livelli occupazionali.
Le città del Nord (come Milano, Genova, Verona, Bologna, Torino) mantengono tassi di occupazione più alti, pur con andamenti diversi tra crescita e sostanziale stagnazione.
I centri turistici (Venezia, Firenze, in parte Roma e Napoli) hanno subito cali più marcati nel 2020, seguiti da recuperi legati alla ripartenza del turismo e dei servizi.
L'evoluzione recente del mercato del lavoro nei grandi comuni italiani (2018-2024) mostra un quadro complesso, fatto di shock improvvisi – in primis la pandemia del 2020 – e di percorsi di recupero differenziati tra Nord e Sud. I dati ISTAT sugli occupati, disoccupati e tasso di occupazione (15-64 anni) nei grandi comuni (1) indicano che, nella maggior parte delle città, il 2024 si chiude con livelli occupazionali almeno pari – e spesso superiori – a quelli del 2018. Allo stesso tempo, permangono forti divari territoriali e alcune realtà mostrano segnali di stagnazione o di arretramento nella qualità del lavoro.
Di seguito una lettura città per città, costruita sui dati contenuti nel file ISTAT per gli anni 2018-2024 (valori assoluti in migliaia e tassi percentuali).
Torino
Secondo i dati ISTAT , Torino presenta un profilo di relativa stabilità con qualche ombra. Gli occupati passano da circa 373 mila nel 2018 a 369 mila nel 2024 , con un minimo nel 2020, in piena pandemia, quando si scende attorno ai 349 mila. Nonostante il livello finale sia lievemente inferiore a quello di inizio periodo, il tasso di occupazione resta alto e sostanzialmente stabile, attestandosi intorno al 68% nel 2018 e nel 2024. Più evidente è il movimento sul fronte dei disoccupati, che da circa 37 mila scendono a poco più di 31 mila nel 202 4, suggerendo una moderata riduzione della disoccupazione a fronte di un mercato del lavoro che, però, non riesce a esprimere una crescita robusta della base occupata. Le offerte di lavoro a Torino riflettono questa situazione di maturità del mercato. In sintesi, Torino appare come un grande centro maturo, che ha assorbito lo shock pandemico ma fatica a imboccare un sentiero di espansione occupazionale marcata (fonte: ISTAT, Occupati e Disoccupati per grande comune 2018-2024).
Genova
Per Genova l'evoluzione del mercato del lavoro è più nettamente positiva. Gli occupati crescono da circa 230 mila nel 2018 a oltre 240 mila nel 2024 , con un recupero progressivo dopo il calo del 2020. Ancora più significativo è l'andamento dei disoccupati, che si riducono da circa 23 mila a 15 mila, con una diminuzione di oltre un terzo nell'arco del periodo. Il tasso di occupazione passa da circa 65% a quasi 69% , un salto di diversi punti percentuali che indica un miglioramento complessivo della capacità del sistema economico locale di assorbire forza lavoro. Le offerte di lavoro a Genova hanno mostrato un incremento significativo in questo periodo. I dati ISTAT fanno emergere una città che, pur partendo da un contesto demografico e produttivo complesso, riesce a generare nuova occupazione e a ridurre sensibilmente la disoccupazione.
Milano
Milano si conferma il principale polo occupazionale del Paese. Gli occupati crescono in modo netto, da circa 646 mila nel 2018 a quasi 684 mila nel 2024 , dopo il calo del 2020 legato alla pandemia e una fase di assestamento nel biennio successivo. Il tasso di occupazione rimane stabilmente il più elevato tra i grandi comuni, passando da circa 71% a un valore intorno al 74% nel 2024 . Sul fronte dei disoccupati, i dati ISTAT mostrano un andamento oscillante (con un picco nel 2021), ma nel medio periodo si registra una riduzione: da circa 42 mila a circa 36 mila. Le offerte di lavoro a Milano continuano a essere le più numerose e diversificate del panorama nazionale. Il quadro che emerge è quello di un mercato del lavoro molto dinamico, capace di assorbire rapidamente gli shock e di mantenere un livello di partecipazione e occupazione superiore alla media nazionale, pur con tensioni legate alla qualità e alla stabilità delle posizioni lavorative.
Verona
Verona mostra un percorso di crescita graduale ma solido. Gli occupati aumentano da circa 108 mila nel 2018 a oltre 112 mila nel 2024 , con un rimbalzo particolarmente forte dopo il 2020 (gli anni centrali vedono livelli prossimi o superiori a quelli iniziali, con un picco nel 2023). I disoccupati passano da circa 10 mila a circa 7 mila, con una riduzione vicina al 30%. Anche il tasso di occupazione migliora, salendo da circa 66% a quasi 69%. Le offerte di lavoro a Verona riflettono la robustezza del tessuto economico locale. Secondo i dati ISTAT, il mercato del lavoro veronese si conferma quindi robusto, in linea con un tessuto economico territoriale fortemente orientato ai servizi, al turismo e alla manifattura di qualità, capace di recuperare rapidamente dopo la fase pandemica.
Venezia
Per Venezia il quadro è più sfumato. Gli occupati scendono da circa 111 mila nel 2018 a circa 107 mila nel 2024 , nonostante un forte recupero nel 2022-2023 dopo il minimo del 2021, anno in cui si registrano circa 98 mila occupati, il punto più basso dell'intera serie ISTAT. Questo andamento è fortemente influenzato dalla crisi del turismo e dei servizi collegati, che hanno colpito in modo particolare la città lagunare. I disoccupati diminuiscono leggermente (da circa 7 mila a circa 5 mila), ma il tasso di occupazione cala dal 68% circa del 2018 a circa 67% nel 2024. Le offerte di lavoro a Venezia hanno risentito particolarmente della crisi del settore turistico. I dati ISTAT suggeriscono quindi un mercato del lavoro che ha recuperato parte delle perdite, ma che potrebbe risentire di una ristrutturazione strutturale dei settori legati al turismo e all'ospitalità.
Bologna
A Bologna si osserva un fenomeno interessante: gli occupati rimangono quasi stabili ( da circa 185 mila nel 2018 a circa 182 mila nel 2024 , con oscillazioni contenute), ma il tasso di occupazione flette da valori molto elevati (circa 74% nel 2018) a poco più del 71% nel 2024. I disoccupati diminuiscono solo marginalmente, passando da circa 12 mila a circa 10 mila. Le offerte di lavoro a Bologna mantengono comunque un profilo qualitativo elevato. In base alle tavole ISTAT, Bologna resta comunque uno dei contesti con i livelli di partecipazione al lavoro più alti d'Italia, ma il trend 2018-2024 segnala una leggera erosione del vantaggio relativo, probabilmente legata a cambiamenti demografici, trasformazioni nelle modalità lavorative (ad esempio lo smart working) e in parte alla diversa composizione settoriale post-pandemia.
Firenze
Firenze registra una sostanziale stabilità con segnali moderatamente positivi. Gli occupati si mantengono attorno ai 170 mila, con un lieve incremento tra 2018 e 2024 (da circa 171 mila a circa 172 mila) e un evidente calo nel 2020 , in linea con il crollo del turismo internazionale. I disoccupati diminuiscono più marcatamente: dai circa 10 mila-11 mila di fine anni 2010 si scende a circa 6 mila nel 2024. Il tasso di occupazione si rafforza leggermente, dal 72% circa al 73%, mantenendo Firenze tra le città con i livelli più elevati di partecipazione al mercato del lavoro. Le offerte di lavoro a Firenze hanno beneficiato della ripresa del turismo culturale e dei servizi avanzati. I dati ISTAT descrivono quindi una realtà che ha subito il colpo della pandemia ma che, grazie al mix tra cultura, servizi e manifattura, ha recuperato e consolidato la propria capacità occupazionale.
Roma
Roma, pur con una scala demografica incomparabilmente maggiore, mostra una dinamica positiva ma meno brillante rispetto ad altre città. Gli occupati passano da circa 1 milione e 219 mila nel 2018 a quasi 1 milione e 246 mila nel 2024 , con un minimo nel 2021 (circa 1 milione e 170 mila) e un buon recupero negli ultimi anni. I disoccupati si riducono in maniera molto significativa: da circa 135-136 mila a poco più di 62 mila nel 2024, praticamente dimezzandosi secondo i dati ISTAT. Il tasso di occupazione sale dal 66% al 69% circa. Le offerte di lavoro a Roma hanno mostrato una crescita importante negli ultimi anni. Nel complesso, Roma appare come un mercato del lavoro che, pur partendo da livelli di disoccupazione più elevati rispetto ad altri grandi centri del Nord, mostra un netto miglioramento nel periodo considerato, grazie probabilmente alla ripartenza del turismo, all'espansione di alcuni servizi avanzati e alle politiche di sostegno all'occupazione.
Napoli
A Napoli il quadro è in chiaroscuro. Gli occupati crescono solo leggermente, da circa 256 mila nel 2018 a circa 257 mila nel 2024 , con un calo evidente nel 2021 (circa 237 mila) e un recupero successivo. I disoccupati si riducono solo marginalmente (da poco più di 109 mila a circa 107 mila), segno di una struttura occupazionale ancora fragile. Il tasso di occupazione rimane tra i più bassi dei grandi comuni, passando da circa 39% a circa 42%: un miglioramento reale, ma insufficiente a colmare il divario con le città del Centro-Nord. Le offerte di lavoro a Napoli restano concentrate in settori specifici con progressi ancora limitati. Le serie ISTAT mettono così in risalto un mercato del lavoro ancora caratterizzato da alta disoccupazione e da una partecipazione limitata, con progressi lenti e discontinui.
Bari
Bari è uno dei casi più dinamici del Mezzogiorno. Gli occupati crescono con forza: da circa 105 mila nel 2018 a oltre 121 mila nel 2024 , con un percorso che, nonostante la flessione legata al 2020-2021, mostra un trend chiaramente ascendente. I disoccupati quasi si dimezzano, scendendo da valori intorno ai 12 mila a circa 6 mila, mentre il tasso di occupazione compie un balzo importante, dal 50% circa al 60%. Le offerte di lavoro a Bari hanno registrato un incremento significativo in tutti i settori. I dati ISTAT delineano quindi un mercato del lavoro in forte trasformazione, sostenuto probabilmente da una crescita dei servizi, del turismo e delle attività connesse alla logistica e all'innovazione, che favorisce un aumento sia del numero degli occupati sia della quota di popolazione attiva che trova lavoro.
Palermo
Anche Palermo evidenzia un miglioramento, pur partendo da valori molto più bassi rispetto ai comuni del Nord. Gli occupati aumentano da circa 182 mila nel 2018 a circa 196 mila nel 2024 , dopo un minimo nel 2020 (circa 176 mila). I disoccupati, secondo ISTAT, calano in misura più contenuta: da poco meno di 38 mila a circa 35 mila. Tuttavia, il tasso di occupazione cresce in modo apprezzabile, passando da circa 41% a circa 47%: si tratta di un incremento di diversi punti percentuali, che segnala una maggiore inclusione lavorativa, anche se i livelli restano molto lontani da quelli dei grandi comuni del Centro-Nord. Le offerte di lavoro a Palermo mostrano segnali incoraggianti di crescita. Il quadro è quello di una città in lento recupero, con segnali incoraggianti ma ancora lontani dal colmare il divario strutturale.
Messina
Messina si distingue per una sostanziale stagnazione. Gli occupati scendono leggermente, da circa 58 mila nel 2018 a circa 54 mila nel 2024 , con un minimo nel 2021. I disoccupati si riducono da circa 30 mila a circa 26 mila, ma il tasso di occupazione rimane praticamente fermo: circa 38% sia a inizio che a fine periodo (con una flessione nel 2020-2021 e un successivo recupero). Le offerte di lavoro a Messina non hanno registrato la crescita sperata. Le tavole ISTAT suggeriscono quindi un mercato del lavoro che non riesce a innescare un vero salto di qualità: qualche progresso in termini di disoccupazione, ma senza una crescita decisiva della base occupata e della partecipazione complessiva.
Catania
Catania è uno dei casi più dinamici dell'intero campione ISTAT. Gli occupati crescono in modo molto marcato: da circa 80 mila nel 2018 a circa 100 mila nel 2024 , con un forte recupero dopo il calo del 2020. I disoccupati diminuiscono da circa 32 mila a circa 20 mila, mentre il tasso di occupazione compie un balzo notevole, passando da circa 41% a oltre 52%. Si tratta di uno dei maggiori incrementi di tutta la serie, che segnala una vera e propria trasformazione del mercato del lavoro locale. Le offerte di lavoro a Catania hanno conosciuto un'espansione straordinaria nel periodo analizzato. I dati ISTAT mostrano così un grande comune del Mezzogiorno che, pur partendo da livelli bassi, è riuscito a rafforzare sensibilmente la propria capacità occupazionale, probabilmente grazie all'espansione dei servizi, del commercio e di alcune attività innovative legate al terziario avanzato.
Considerazioni Finali
Nel complesso, l'analisi dei dati ISTAT 2018-2024 sui grandi comuni italiani mette in luce alcuni elementi chiave:
- Lo shock pandemico del 2020 ha prodotto un calo negli occupati in tutte le città, con effetti particolarmente forti nei centri a forte vocazione turistica (Venezia, Firenze, Napoli, in parte Roma).
- Il recupero post-pandemia è stato generalmente rapido, ma non omogeneo: città come Milano, Genova, Verona, Bari e Catania mostrano andamenti decisamente positivi, mentre altre (Torino, Venezia, Bologna, Messina) evidenziano stagnazione o lievi arretramenti in alcuni indicatori.
- I divari territoriali Nord-Sud restano marcati: i grandi comuni del Nord mantengono tassi di occupazione tra il 67% e il 74%, mentre nel Mezzogiorno molte città si collocano tra il 40% e il 60%, nonostante i significativi progressi di Bari, Palermo e soprattutto Catania.
- La disoccupazione tende a diminuire quasi ovunque, ma con intensità diverse: forti cali a Roma, Bari, Catania e Genova; progressi più modesti o altalenanti in altre realtà.
Tutti questi elementi, letti congiuntamente, confermano che il mercato del lavoro italiano, nei suoi principali centri urbani, ha dimostrato una notevole capacità di resilienza, ma continua a essere segnato da squilibri strutturali profondi. Le serie ISTAT sui grandi comuni per il periodo 2018-2024 rappresentano quindi una base informativa essenziale per progettare politiche territoriali mirate, capaci di valorizzare i poli più dinamici e, al tempo stesso, di sostenere i contesti che faticano maggiormente a trasformare la ripresa in nuova occupazione.
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